(20 settembre 2010)
“L’oro viaggia da solo e si deposita dove sa di essere ben accolto. Vola leggero, luminoso, impercettibile, ma quando si ferma detta legge, non accetta compromessi, vuole essere il protagonista assoluto. Una ventata d’oro arriva senza bussare e, come per magia, i colori le lasciano tutto lo spazio, che richiede: ormai non discutono più, compreso il rosso che è sempre stato il colore più energico e aggressivo. I colori poi s’inchinano tutti davanti all’oro perchè sanno che lui, e soltanto lui, ha potuto rubare la luce al sole per restituirla a noi in tutto il suo splendore. L’oro non ama il reale, viaggia oltre…è una ventata di luce e di energia carica di sentimenti che non puoi fermare”.
In questo pensiero sta tutta l’essenza di Enzo Archetti. Il suo modo di sentire, di parlare, di vivere attraverso l’arte. Passo una mattina con lui nel suo studio “non quello in Centro, quello grande dove faccio le cose grandi”.
E’ un condensato di colore, di forme, di astrattismo che ti avvolge, che cattura lo sguardo posandolo sui particolari. Lui mi spiega i suoi lavori, li interpreta secondo il suo sentire di quell’istante in cui è partita l’idea.
Cerco di vedere quello che i suoi occhi vedono e mi accorgo di scorgere anche altro, di sentire emozioni che appartengono a me soltanto. E’ una condivisione iniziale che poi si trasforma e mi porta in mondi che esistono forse per tutti. E’ una sensazione straordinaria. Da provare. Enzo Archetti è un pittore anche se i suoi quadri hanno quello spessore che si avvicinano alla scultura. Non so da che parte iniziare a definire la sua arte. Aiuto…“Vorrei riuscire a fondere l’informale, l’astratto, ciò che dunque è legato alle emozioni, alle cose che non hanno una logica, al figurativo. Queste donne potrebbero avere un nome e un cognome e forse all’inizio l’hanno anche avuto, ma ora sono diventate solo entità, sono icone per spiegare che nel mondo c’è il bello ma anche il brutto, l’orrendo”.
Così queste donne dagli occhi di cielo in cui puoi entrare e perderti dentro, diventano la concretizzazione di quella parte positiva che è predominante in Archetti. Intorno, a seconda del momento, hanno anche garbugli, difficoltà, gli ostacoli della vita. E’ una pittura densa, sia dal punto di vista reale, sia concettuale. Il mio occhio si ferma sulla pennellata d’oro, incantato da quella voglia di farsi trasportare in una dimensione che annulla la sofferenza per traghettare verso la serenità. Resto muta. “Preferisci l’astratto vero? – mi chede. Certo, perchè tu nella tua vita non vuoi intermediari. Nei miei quadri non c’è una logica, sono informali nel senso che non hanno forma”. O ne hanno infinite. Archetti racconta la sua opera come se stesse parlando di cose vive, ed in fondo lo sono. Non si prende sul serio, nel senso che non ostenta, che la semplicità nell’esposizione diventa valore aggiunto ad un mondo che sta tutto dietro. Devi aver voglia di scoprire per capire. Tele su tele, colore che copre o svela, reti, materiali differenti. Brillantini e quelle pennellate d’oro che lasciano una scia nell’anima. “E’ una ventata di positività in questo momento di crisi in cui tutti stanno con le testa bassa. E’ vero, non è un bel momento ma c’è ancora qualcosa di bello che andrebbe comunque visto”.
Dipingi tutti giorni? “Alcune volte distruggo quello che ho creato nei giorni precedenti e lo faccio con grande violenza. Però in questi anni ho accumulato talmente tanta energia che se non vengo in studio sto male, mi viene il mal di testa”. Sorride mentre mi parla e senti che vorrebbe raccontare il suo mondo senza perdere nemmmeno un particolare. Hai dei sogni? “Tanti. Vorrei catturare tutte le cose belle e leggere che esistono su questo pianeta. Anche nelle mie figure c’è il sogno”. Poi mi guarda e vede lo stupore “No, non sogno uno studio più grande o un attico”. Sorride di nuovo. Non si prende sul serio, nel senso che non ostenta, che non fa l’artista, lo è, dentro. Che usa la semplicità nell’esposizione per dare valore aggiunto ad un sentire che è reale. Ed è positivo, anche se non vado pazza per il termine. Lo è.
C’è il buio nei suoi quadri, ma c’è anche il chiaro, la luce. C’è quella che è la vita con le sue parti scure e quelle chiare, con le sue contraddizioni, con l’altalena del cuore. Scorgo la parola amore su qualche tela, traspare dal colore. “Delle volte il malessere mi spinge ad iniziare un lavoro ma poi non mi va di dire che è tutto orrendo e allora ci metto la parte bella, luminosa”. Alcune volte addirittura la pennellata d’oro. Intanto che parlo mi sbuccia i i fichi del suo albero. “Sono veri questi”. L’oro anche vicino alla ruggine: “Tutti dicono che è brutta e la vogliono eliminare. Invece trovo che abbia una parte bella, dura ma bella. E’ un muro ma dietro ci sono cose meravigliose, basta saltarlo”. E poi il tempo. Riccorre spesso nelle sue frasi. Il tempo aiuta? “Quasi sempre”.
Quasi? “Non bisogna solo sperare e aspettare, ci deve essere la volontà. L’energia cosmica ci dà una mano”. La sua è una pittura laica ma permeata di una spiritualità profonda, palpabile. “Siamo piccoli uomini all’inteno di un grande universo”. Per raccontare Archetti potrei scrivere all’infinito ma poi le foto dei suoi quadri si ridurrebbero. Ogni mia parola in più toglie spazio all’arte. Vado.

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