I primi temi affrontati da Archetti riguardavano l’analisi del paesaggio come spazio e come Eden: era una ricerca di mondi possibili. Alla fine degli anni settanta la tematica si è arricchita con figure femminili: la donna, spesse volte la moglie, appare come emblema di poesia, di gioia di vivere e di inquietudine e diventerà il tema conduttore di tutta la produzione artistica. Negli anni Ottanta inizia il confronto con il passato: Archetti vi entra con consapevolezza per scoprire il presente, rilegge la storia dell’arte per attualizzarla.

Agli inizi degli anni Novanta l’indagine archettiana sviluppa il tema del tempo che sovrasta l’uomo: l’artista costruisce le sue immagini su muri che raccontano storie antiche per poi distruggerle e ricreare successivamente l’ordine.
Nell’opera di Archetti vi è un alternarsi e fondersi di informale e figurativo, di sentimento e di ragione. I quadri tendono a volte a completarsi in sequenze: è l’idea che si espande per cui ogni dipinto, oltre ad una propria vita autonoma, diventa anche parte dell’insieme. Archetti riscopre le forme arcaiche dello scrivere, le pagine di diario, lo stupore che deriva dalle nicchie e da aperture cernierate, i libri densi di antichi richiami e di forme misteriose. Alla fine del millennio, per certi versi carico di aspetti oscuri, Archetti si è ispirato all’essenza della conoscenza del mondo e del senso della vita di due personaggi grandissimi: Federico Fellini e Piero della Francesca. Personaggi tra loro molto lontani nel tempo, ma vicini nel gioco sottile degli sguardi che rimandano ad altri mondi possibili.
Nel 2000 si verifica in Archetti un’esplosione di colore: il tema è Verso l’età dell’oro, che tende a riassumere l’inimmaginabile e paradisiaco che ognuno di noi vorrebbe si realizzasse. E’ un periodo di estrema libertà nel tratto, nell’impasto del colore, negli spessori, nelle forme. Siamo oltre il reale, in cui le figure non si confrontano più con il passato, ma con il mondo attuale e con se stesse. Segue poi il tema “Sinfonie”. Archetti, nell’introduzione al catalogo del 2002, scrive: “sinfonie” sono colori che si rincorrono, che si accavallano, sono nuvole bianche, sono donne che si staccano dall’oro.
Sinfonie sono storie da raccontare. Sono foglie che cadono, sono leggere sfere blu, sono i colori del cielo, ma anche della terra e del mare e del fondo del mare. Dal 2005 al 2007 ha arricchito il contenuto delle sue opere raccontando brani d’Infinito esposti nel volume “Frammenti d’infinito”. Sono opere che rincorrono spazi, luci, vuoti, silenzi, sogni.
Nel 2008 il tema dell’infinito si fonde in Riflessi d’Infinito: atmosfere cariche di splendori.
E’ uno scambio di energie tra i soggetti (figure o elementi) e il mondo che li circonda. Sono riflessi che rimbalzano e sembrano giungere da molto lontano. I riflessi d’infinito portano anche le ventate d’oro: colate materiche d’oro scagliate dall’alto cariche di positività e di ottimismo e racchiudono una chiara contestazione a quelle forme d’arte che forzano su dinamiche negative. Dal 2010 affronta il tema del Viaggio raccontato nel libro “E la gente va”.