AGOSTINO GARDA ………… c o m e l ‘ a r i a

Già la filosofia presocratica, interrogandosi sugli elementi costitutivi dell’essere e del mondo, quindi della vita, con acqua, terra e fuoco aveva collocato l’aria tra i quid essenziali.

Noi, dopo secoli e secoli, ne siamo fruitori, talvolta dissipatori e raramente, se non in occasione di eventi calamitosi, prendiamo coscienza del loro giusto valore.

Quando dobbiamo parlarne ricorriamo a formule chimiche e, sempre più concentrati nello sforzo di definire, contenere e misurare, citiamo numeri e dimensioni.

Rappresentarli è altro.

Soprattutto per l’aria è impresa ardua. Enzo Archetti trova soluzione al problema con quel “COME” che non è introduzione di similitudini, ma rappresentazione di figure vive che si muovono o stanno immobili, persone animali e cose, ma anche colori soli che nell’aria vivono. Colori che sono colori d’aria regolati con rara sapienza tecnica per non appesantire mai, per avvolgere senza soffocare. Tutto vive nell’aria ed i protagonisti vivono perché c’è l’aria che li fa respirare e li respira, li alimenta, li sostiene, li definisce ed al contempo li assorbe, quasi delineandoli entro il suo essere infinito: presente ed impalpabile.

Allora l’aria è protagonista nel suo esistere e sfondo ad altre esistenze, tanto che donne e uomini, in queste opere sempre soli per non rubare spazio all’aria, o per esprimere la condizione dell’umano moderno, vanno verso una meta non precisata…procedono nell’aria. Ora muovendo da una terra infuocata, ora equilibristi mentre uno squarcio di blu ospita la luna muta e perlacea.

Due colombi stanno sul filo: più che tubare fra loro guardano chi si porrà davanti al quadro, lo interrogano, testimone un muro reso con potenza materica e lavato da colature biancastre. Non può mancare il grande albero. Non conosce i verdi delle foglie perché si è vestito d’aria mentre una donna, piccola per la lontananza, va incontro all’oltre.

Aria potente quando fa barriera così che la donna incede tesa in avanti e l’abito è spinto all’indietro. Ma lei continua il suo cammino, capelli mossi, con tenacia verso l’infinito.

Accenni di aquiloni, un foglio di carta che vola, spatolate di colori, vortici, un gabbiano nel cielo. Non possono mancare i volti femminili, costanti presenze nel mondo pittorico archettiano. Belle nella loro fissità, indagatrici nello sguardo, oltre il tempo nella classicità del volto. Preziose nella ricchezza delle chiome o dei cappelli che accolgono nelle loro tese le fantasie dei colori.

Vi è una sola figura maschile. Siamo tutti convinti che sia la donna il centro della storia. Ebbene, quest’uomo va e camminando si inoltra verso un “misterioso” in cui poche sinuose volute grafiche tratteggiano volo di farfalla e di libellula, senza intendimento descrittivo. Danza. Vi è solo potenza dello stimolo: per intuire. Leggerezza, come leggere sono le farfalle e le libellule, creature dell’aria.

Leggere “come l’aria” di Enzo Archetti.

(Agostino Garda)

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