{"id":3438,"date":"2026-02-09T14:20:46","date_gmt":"2026-02-09T14:20:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/?p=3438"},"modified":"2026-02-09T14:20:48","modified_gmt":"2026-02-09T14:20:48","slug":"antonio-fuso-il-percorso-tematico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/en\/antonio-fuso-il-percorso-tematico\/","title":{"rendered":"ANTONIO FUSO \u201cIl percorso tematico\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi oggi guardi un\u2019opera tra le ultime di Enzo Archetti non pu\u00f2 non restare sorpreso dalla semplicit\u00e0 compositiva e dalla facilit\u00e0 di lettura: un muro bianco, una figura femminile con copricapo coloratissimo, pagine di obliati diari immerse nella tela, rugginose foglie di acero a cavallo d\u2019un filo d\u2019oro, essenziali cenni di un paesaggio che si nasconde alla vista &#8230; tutto semplice, insomma. Per\u00f2&#8230; semplice, propriamente vuol dire \u201cpiegato una volta soltanto\u201d; per\u00f2&#8230; se guardo la piega , vi scorgo una doppia direzione&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perci\u00f2, chi oggi guardi un\u2019opera tra le ultime di Enzo Archetti non pu\u00f2, superata la sorpresa, non avere il sospetto che quella <em>semplicit\u00e0<\/em> in realt\u00e0 si chiami <em>complessit\u00e0 dissimulata<\/em> e che, dunque, l\u2019opera altro non sia se non il risultato di un rigoroso itinerario formativo, giunto alla piena maturit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vale la pena, allora, rivisitare qui, diacronicamente, le <strong>tappe-tematiche<\/strong> nelle quali ha indugiato Archetti prima di raggiungere questa <em>semplice complessit\u00e0<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio fu il <strong>paesaggio<\/strong> ad assorbire l\u2019attenzione del giovane pittore. Mentre <em>emozione<\/em> con mano febbrile, schizzava scene e figure in viaggio nel nuovo Eden, colte nella fugacit\u00e0 della rotazione, sorprese nello slancio della traslazione o fissate nella consonanza della simmetria, <em>ragione<\/em>, in arte sorella minore, provvedeva ad una ricognizione meticolosa dello spazio, asciugandolo da elementi spuri o superfetazioni di incerta provenienza. Ripulito con cura lo spazio-idea, l\u2019artista procedeva alla creazione di lucide radure in cui far sostare per un attimo i soggetti, o da cui far loro spiccare il volo che li porter\u00e0 lontano&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(In tutta l\u2019opera di Archetti vi \u00e8 un alternarsi e un fondersi di informale e figurativo, di sentimento e di raziocinio, di emozione e di ragione. I quadri tendono a volte a completarsi in sequenze: \u00e8 l\u2019idea che si espande leggera come una nube e va ad adagiarsi su altre tele per cui ogni dipinto, oltre ad una propria vita autonoma, entra a far parte del racconto dell\u2019opera nella sua frazionata interezza,accetta di essere parte, anche piccola, dell\u2019insieme).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi, come in una favola fresca di bucato, nella radura appariva la <strong>donna<\/strong> con sul capo tutta la sua storia e negli occhi l\u2019azzurro meridiano, striato dal blu cobalto della prima sera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la donna, entra nella scena di Archetti la gioia di vivere, la poesia, la vertigine, un velo di malinconia e qualche graffio d\u2019inquietudine. Irrompe la vita, fratelli, non in un posto qualsiasi della terra, non altrove, ma qui e adesso e ancora qui,( dove senn\u00f2?): \u201c <em>che fare?\/ se con tutta,\/ se con tutta l\u2019ampiezza del cuore,\/ io ho creduto e credo in questa vita\/ in questo mondo&#8230;\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E, tenendo d\u2019occhio la lezione dei grandi del <strong>passato<\/strong> remoto (con <strong>Piero della Francesca<\/strong> esistono prove evidenti di uno scambio non solo epistolare) e del <strong>passato <\/strong>recente ( di <strong>Federico Fellini<\/strong> si direbbe patologico ammiratore), su quel <strong>corpo di donna<\/strong> Archetti tesse le trame della propria visione del mondo, dove la <em>Regina di Saba<\/em> dialoga regalmente con \u201cla\u201d Gradisca, la <em>Madonna di Senigaglia<\/em> sorride amabilmente a Gelsomina e Giulietta-Cabiria conversa con la Vergine nella <em>pala di Brera<\/em>&#8230; Donne di cui la tela a malapena riesce a contenere l\u2019esuberanza del racconto che Archetti trascrive su pagine di stoffe sgargianti, ricamate con filo d\u2019oro o su brani di stoffe preziose, su garze immacolate, su merletti, broccati e damaschi saccheggiati in botteghe pagane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cose non scritte, indurite a linguaggio, mettono a nudo un cielo grigio che si apre fino ad avvolgere il crepuscolo nel nero velluto del vuoto universale&#8230;<strong>donne<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Richiudi la porta della sera, madre; spalanca le porte del mattino, moglie,amica&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Verso la fine del millennio, del tutto naturalmente, Archetti comincia un\u2019indagine sul gran tema del <strong>tempo<\/strong> . Egli sembra avvertire con David Finkelstein, con F. Capra e gli studiosi della fisica ultima, che a conti fatti, in campo resta una sola sostanza: il tempo. E\u2019 un pensiero antico letto gi\u00e0 nella dedica a Morgana nel <em>Candelaio(1582)<\/em> di Giordano Bruno : \u201c <em>Il tempo tutto toglie e tutto d\u00e0&#8230; \u00e8 un solo, \u00e8 eterno e pu\u00f2 perseverare eternamente uno simile e medesimo. Con questa filosofia l\u2019animo mi s\u2019aggrandisce e me se magnifica l\u2019intelletto\u201d.<\/em> Cos\u00ec gioiva il Nolano<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Buon lettore di Agostino e assiduo frequentatore di esuli esistenzialisti, Archetti intuisce che il tempo altro non \u00e8 se non successione di stati di coscienza, serie di sequenze, legate tra loro dalle facolt\u00e0 della<em> memoria<\/em> e dell\u2019<em>immaginazione;<\/em> e quest\u2019ultima \u00e8 un\u2019anticipazione degli stati futuri. La tela diviene allora il campo in cui le forze alleate di <em>necessit\u00e0<\/em> e <em>realt\u00e0<\/em> fronteggiano l\u2019inesperta esigua armata della <em>possibilit\u00e0 . <\/em>Cio\u00e8: il passato che non pu\u00f2 morire combatte contro il futuro che ha da vivere. Unico testimone di questo dramma l\u2019artista, Archetti, il quale predispone il luogo della sfida tracciando un muro per impedire vie di fuga e detta la regola d\u2019ingaggio: \u00e8 esclusa ogni vigliaccheria: questa tela \u00e8 culla e tomba.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 premesso, comincia la sua gioiosa fatica. Con una ritualit\u00e0 codificata su quel muro costruisce immagini antiche che raccontano storie: di labirinti, di eucalipti ordinati, di vetusti padiglioni dell\u2019estate e di specchi costretti a reiterare ogni fattezza di ogni volto, ogni umana fugacit\u00e0. Ma, proprio quando l\u2019opera si direbbe conclusa, l\u2019occhio profondo dell\u2019artista indugia sui particolari; la mano si muove sulle superfici di colore, alla ricerca di qualcosa di smarrito&#8230;Il movimento \u00e8 attento e grave, poi diviene frenetico: strattona, occulta, cancella, isola, distrugge con precisione chirurgica. Con furia feudale, fa strame dei possedimenti del suo campo visivo Cos\u00ec, in un attimo<em>:\u201dsi perse il labirinto, si persero\/ tutti gli eucalipti ordinati,\/ e la veglia dell\u2019incessante specchio&#8230;\u201d. <\/em>Del resto, l\u2019ammonimento del poeta era chiaro: l\u2019orologio fermo, il caprifoglio intrecciato, le porte, i cortili, le chiavi.. le frivole statue, la pergola e il gorgheggio&#8230;.sono cose del passato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>&#8230; Del passato?\/ Se non ci fu principio, non ci sar\u00e0 termine\/ se ci aspetta un\u2019infinita somma\/ di bianchi giorni e nere notti<\/em><em><strong>,\/ gi\u00e0 siamo il passato che saremo\/ siamo il tempo, il fiume indivisibile.\u201d<\/strong><\/em>E, proprio perch\u00e9<em><strong>l\u2019artista \u00e8 il tempo<\/strong><\/em>, egli ricomincia la gioiosa fatica riprogettando altri mondi possibili. Con ritualit\u00e0 codificata, su quel muro&#8230;ecc. Di questo metodo archettiano, che considera le sue opere, per lungo tempo (mesi, anni), incompiute, c\u2019\u00e8 un beffardo esempio alla pagina 27 dell\u2019ultimo catalogo \u201c<em>Segni che raccontano sogni<\/em>\u201d dove il commento all\u2019opera \u201c<em>imprevisti<\/em>\u201d, un cartone del 2006, recita: <em>c\u2019era un evviva (W) chiaro e limpido\/ poi \u00e8 stato cancellato\/ e successivamente\/ riportato in superficie<\/em>\u201d). Eh gi\u00e0, il tempo tutto toglie e tutto d\u00e0&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scoprire il <em>tempo<\/em> nelle opere di Archetti, procura la stessa gioia che lamb\u00ec la vecchiaia di Borges autore dei versi citati, tratti dalla lirica <em>\u201c Elegia d\u2019un parco<\/em>\u201d. Gioia che mette le ali allo stesso Archetti, il quale dopo il bagno nel <em>fiume indivisibile<\/em>, prontamente libera il paesaggio dal grigio nebbioso e, come un esperto agronomo, sparge sulla tela ricche e coloratissime manciate di vita materica. Generose quantit\u00e0 e variet\u00e0 di frammenti granulari vanno a fare strato insieme ad argille azzurre, bianche, gialle, oro e a grumi di rauche ocre&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 l\u2019esplosione del colore di <strong>\u201cVerso l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro<\/strong>\u201d. Siamo nel 2000 e Archetti attraversa una fase di euforia cromatica. Un periodo cio\u00e8 di estrema libert\u00e0 nel tratto, nell\u2019impasto del colore, negli spessori, nelle forme. Siamo oltre il reale; le figure non si confrontano pi\u00f9 con il passato, ma liberamente raccontano se stesse e questo racconto comincia laddove l\u2019immaginazione si arrende all\u2019inimmaginabile e la concreta terrestrit\u00e0 cede il passo alla visionariet\u00e0 paradisiaca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sull\u2019abbrivio di questa felice libert\u00e0 compositiva, nel 2002 Archetti, presenta il catalogo <strong>\u201cSinfonie\u201d<\/strong> che, oltre alla bellezza delle opere, porta un\u2019altra sorpresa: l\u2019artista si presenta da s\u00e9. Scrive infatti, una didascalia introduttiva&#8230;. in versi, una poesia, che altro? <em>\u201c&#8230;ed era ancora l\u00e0, quel filo\/ sottile\/ senza inizio e senza fine\/ che ti faceva alzare gli occhi&#8230;\u201d.Sinfonie sono colori che si rincorrono, che si accavallano\/ sono nuvole bianche\/ sono donne che si staccano dall\u2019oro.\/ Sinfonie sono storie da raccontare\/ sono foglie che cadono\/ sono leggere sfere blu\/ sono i colori del cielo\/ ma anche della<\/em> <em>terra e del mare\/ e del fondo del mare&#8230;\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019uso, da parte dello stesso artista, del doppio codice nella comunicazione artistica( la scrittura che accompagna il dipinto e viceversa), \u00e8 una pratica rischiosa. Chi ti vuol bene, rilever\u00e0 che di una spiegazione c\u2019era proprio bisogno; chi ti vuole \u201ctanto\u201d bene ti consiglier\u00e0 di non perdere tempo in attivit\u00e0 improprie, ma di continuare a dipingere e, avendo pi\u00f9 tempo, volare pi\u00f9 alti. Invece, nel caso di \u201c<em>Sinfonie<\/em>\u201d, l\u2019esperimento ebbe successo. Sar\u00e0 stato che il volume era bello da sfogliare, sar\u00e0 stato apprezzato l\u2019equilibrio tra parole (poche e ben scritte) e opere, sar\u00e0&#8230; insomma chi sfogli\u00f2 quel catalogo del 2002, ne apprezz\u00f2 la misura e la semplicit\u00e0 ( <em>semplicit\u00e0!<\/em> ). Da allora quello che doveva essere solo un esperimento \u00e8 diventata una felice consuetudine..<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec, con la stessa formula, sono nati nel 2007 <strong>\u201cFrammenti d\u2019infinito\u201d<\/strong> e nel 2008 <strong>\u201cRiflessi<\/strong> <strong>d\u2019infinito\u201d<\/strong>. Nel primo, le opere rincorrono spazi, luci, vuoti, silenzi; qualcosa che va oltre la percezione del reale e che vibra ben oltre il margine della tela e diffonde un\u2019energia positiva che va incontro e avvolge altri soggetti, altre figure . Con tecnica sicura, Archetti crea atmosfere cariche di splendore e di luce i cui riflessi, rimbalzando ora nel rosso di cadmio, ora nel blu oltremare, inciampando nel bianco o inabissandosi nel nero, animano le tele, favorendo confidenze e stimolando dialoghi. Sembra proprio di assistere ad una <em>\u201csacra-laica conversazione<\/em>\u201d nella quale gli elementi pacatamente raccontano e pazientemente ascoltano, prima che una larga e rapida <strong>pennellata d\u2019oro<\/strong> interrompa un cromatismo troppo bello, troppo equilibrato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono i riflessi che vivono fuori campo, nell\u2019in-finito, nel lontano senza-confine, che s\u2019irradiano nelle opere e investono con <strong>\u201cVentate d\u2019oro\u201d<\/strong> (2009) anche chi le osserva. Stiamo parlando di opere composte da autentiche colate materiche d\u2019oro fuso, provenienti dall\u2019alto, da antichi forni perduti nel cielo, che mediante la loro forte carica di luminosit\u00e0 comunicano ottimismo e saziet\u00e0, scacciando dallo spazio le energie negative, che s\u2019incarnano nei contrasti gratuiti, nelle assurdit\u00e0. La squillante presenza dell\u2019oro relega nel retropalco i toni amari, spenti, vuoti&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E qui, il gesto estetico \u00e8 anche suggerimento etico: Archetti, rispondendo a Wittgenstein (<em>Osservazioni sui<\/em> <em>colori) <\/em>dice che il <strong>bianco, <\/strong>per togliere via l\u2019<em><strong>oscurit\u00e0,<\/strong><\/em>deve perdersi nell\u2019<strong>oro.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a> Nel 2010 affronta il tema del <strong>viaggio<\/strong> raccontato poi nel volume <em><strong>\u201c&#8230;e la gente va<\/strong><\/em>\u201d. A tutt\u2019oggi l\u2019esito pi\u00f9 riuscito di quel connubio scrittura- pittura, di cui sopra abbiamo ricordato i primi vagiti. Il volume \u00e8 assai elegante. Delle 112 pagine di cui \u00e8 composto, soltanto 10 sono riservate alla scrittura. In quelle pagine trovano spazio due apologhetti (<em>Trionfo del bianco<\/em> e <em>Il volo),<\/em> un\u2019introduzione-locandina (<em>Alba tramonto e poi ancora alba<\/em>), un aforisma, una lettera del sottoscritto in appendice e la consueta biografia con il catalogo delle mostre. Archetti scrittore ha il dono della brevit\u00e0 e della precisione. La lingua ha il ritmo di uno scarno recitativo con qualche sottile venatura surreale: semplicemente racconta o semplicemente informa. (oh, la <em>semplicit\u00e0!<\/em>). Quando racconta<em> \u201c&#8230;il Bianco si ritrov\u00f2 carico della sua energia primordiale che era rimasta assopita per parecchio tempo&#8230;Si sentiva orgoglioso: in fin dei conti era pur sempre la somma di tutti i colori, rossi compresi, e non aveva alcuna difficolt\u00e0 a sostenere i muri scalcinati, il silenzio, il vuoto, l\u2019infinito, l\u2019ordine\u201d(&#8230;<\/em> )<em>\u201c&#8230; poteva candidamente diventare Bianco calce, Bianco di titanio, di piombo, di platino, lucido-opaco-satinato, addirittura Bianco su Bianco&#8230;\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando informa: <em>\u201c Sono visioni in campo lungo, volti, sguardi proiettati su percorsi. Sono grandi occhi che riflettono gli azzurri del cielo, sono passaggi, racconti, trasparenze, mete lontane e tanti sogni. Sogni che srotolano i loro fili in grado di ricucire anche l\u2019imprevisto, appunti di viaggio lasciati incompiuti, valigie che non servono pi\u00f9, muri che limitano l\u2019infinito che \u00e8 sempre pi\u00f9 in l\u00e0&#8230;\u201d(&#8230;.) \u201c&#8230; continua il viaggio dall\u2019alba al tramonto, su strade, sentieri, nelle case, in riva al mare,nello spazio, in collina, nei pensieri e incontra pagine bianche..\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualche mese fa, sul catalogo con dedica che Enzo Archetti mi ha regalato, una mano anonima accanto al titolo <em>\u201ce la gente va\u201d<\/em> ha aggiunto un irrispettoso quanto legittimo: \u201c<em><u>dove?\u201d<\/u><\/em> . La tentazione di dare una lezione di stile all\u2019anonimo e spiritoso interrogante era forte e, comunque, una risposta andava data. Con affanno mi sono lanciato alla ricerca di robuste citazioni o, in alternativa, di modelli a cui conformarmi. Ho cominciato sfogliando Celan<em>:<\/em> dove?<em>\u201d Beh, &#8211; cio\u00e8\/ alla casa dove \u00e8 la tavola con\/ la luce e la luce.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono passato al pi\u00f9 tenero Mandel\u2019stam: dove? <em>\u201c Dove, scoppiati in spruzzi e gracidii,\/ pi\u00f9 non dormono i ranocchi delle fontane&#8230;\/\/ e desti,\/ aspergono di acque anfibie la citt\u00e0.\u201d<\/em> Ho provato la maniera di Borges: dove? <em>\u201c..verso altri crepuscoli, altra gloria;\/ io provo il logorarsi dello specchio\/ che non si placa in una sola immagine:\u201d<\/em> Alla Beckett<em>:<\/em> dove?<em>\u201d&#8230;via ad Ancona sul brillante Adriatico\/ e addio per un po\u2019 alla chiave gialla dei Rosacrociani&#8230;\u201d<\/em> Lo sbrigativo Majakovskij: dove? <em>\u201c Non c\u2019\u00e8 posto per cavilli di parole:- A sinistra! A sinistra! A sinistra!<\/em> \u201c Tutte risposte molto belle, non \u00e8 vero? Ma quando aprendo a caso il volume ho visto <em>\u201c ventata di luce<\/em>\u201d di Enzo Archetti ho interrotto la ricerca di qualcosa di memorabile da imitare, accettando di essere io stesso in ogni senso responsabile. E dopo qualche incertezza, con <em>semplicit\u00e0 <\/em>ho risposto cos\u00ec<em>:\u201dSi va verso il luogo dove l\u2019eco non \u00e8 spenta.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>ANTONIO FUSO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luned\u00ec 9,09,2013 ore 9,16<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi oggi guardi un\u2019opera tra le ultime di Enzo Archetti non pu\u00f2 non restare sorpreso dalla semplicit\u00e0 compositiva e dalla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_coblocks_attr":"","_coblocks_dimensions":"","_coblocks_responsive_height":"","_coblocks_accordion_ie_support":"","site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","ast-disable-related-posts":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"categories":[44],"tags":[],"class_list":["post-3438","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-reviews"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3438","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3438"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3438\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3439,"href":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3438\/revisions\/3439"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3438"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3438"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.enzoarchetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3438"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}