LUCA QUARESMINI “Equilibrio luminoso: l’arte di Enzo Archetti al tempo del covid19”

Equilibrio: la più recente ricerca artistica del valente pittore bresciano Enzo Archetti, con studio a in città, al civico 53 di Via Vittorio Veneto, gravita intorno a questa parola, densa di significati.

In tempi precari, anche a motivo dell’ancora aleggiante crisi sanitaria emergenziale, dovuta all’espandersi della nota pandemia da Covid 19, il concetto di una armoniosa stabilizzazione pacificatrice tra scatenati elementi frapposti e contrapposti, è l’indovinata sintesi di una possibile appropriatezza, legata alla contemporaneità, nel modo, cioè, dove la stessa risulta vissuta effettivamente, nelle medesime problematiche che ingiungono alle necessità incombenti di farvi fronte, cercando soluzioni pertinenti.

Enzo Archetti, artista bresciano di lungo corso, nel senso che da vari decenni, nel mettere a frutto una vocazione giovanile, si destreggia proficuamente in una sua apprezzata produzione artistica, offre il proprio contributo concettuale alle peculiari riflessioni ispirate al momento, proponendo una utile traccia d’analisi, rispetto a quanto l’arte possa interagire con gli odierni scenari che fanno i conti anche con gli indizi di un certo comprensibile smarrimento.

Sfida iconica alla rappresentazione di un essenziale ed incoraggiante pronunciamento che si impone nella versatilità compositiva pittorica per delineare un proprio punto fermo di apprezzabile riferimento.

Come commenta lo stesso Enzo Archetti, nell’illustrare, sulla sua innovativa vetrina on line, le rispettive tele concernenti questo recente itinerario espressivo, “L’equilibrio è uno stato in cui ci troviamo quando godiamo appieno dei benefici naturali perché siamo in armonia con le forze che ci circondano e del cosmo…e l’Armonia dirigerà”.

In questa considerazione, manifestata nel riverbero complessivo dei vari manufatti che sono fedeli alla tradizione del pittore, secondo ormai acquisiti e sempre significativi effetti, si dettagliano le opere “Equilibrio percepito”, “Equilibrio conquistato”, “Equilibrio raggiunto”, “Equilibrio vissuto”, “Equilibrio vincente”, “Equilibrio sospeso”, “Equilibrio prorompente”, “Equilibrio interiore”, “Equilibrio descritto”, “Equilibrio sognato”, “Equilibrio spaziale”, “Equilibrio spirituale”, “Equilibrio in esposizione”, “Equilibrio nel tutto”, “Equilibrio d’amore”, prodigandosi, tale fertile intuizione, nella ulteriore coniugazione qualificativa di “Equilibrio d’amore assoluto” e di “Equilibrio d’amore perduto”, mentre, quasi assolvendo ad un bilanciamento invocato da una parte opposta, il dipinto “Assenza di Equilibro” si differenzia molto da tutti gli altri, per il diretto esplicarsi di un diverso messaggio di accostamento.

Alcuni di questi lavori condividono uno stesso titolo, ovvero, con una intrigante variazione sul tema, si circostanziano in una ripartizione di condivisione argomentativa, rispetto alla loro evocativa intitolazione che vi è rappresentativa, per esplorarne ulteriormente la portata, in una efficace e generosa analisi aggiuntiva.

Su progetto di Mariarosa Bergamini, l’intero insieme di queste opere appare incluso in una accuratezza espositiva che, attraverso la rete, ancor più in tempi di restrizioni, si ingenera in una fattibile estrinsecazione asservita ad una interessante funzionalità esemplificativa.

Signore dei colori, Enzo Archetti, fa leva su un sapiente e particolare utilizzo di quelle raffinate esternazioni cromatiche che, per questo pittore, emergono tradizionalmente nello stile presente in una serie di tipiche peculiarità vibrazionali, usuali in campiture a somma pigmenti prorompenti, tradotte, con tecniche e modalità differenti, in sinergie espressive, spesso aleggianti, secondo una delicata combinazione coloristica, in atmosfere fascinosamente sospese.

In questo caso, è il tratto giallo che esercita un metaforico stigma di definizione, in ordine all’approccio pittorico, qui utilizzato in un derivato significato allegorico, rispetto alla volontà dell’autore di accompagnarne gli effetti in un riconoscibile e ricorrente elemento di unione, fra opere distinte, ma associate al ciclo vocato al concetto di equilibro, quale motivo ispiratore.

Resta, ovviamente, al fruitore dell’opera assimilarne l’intimo ed in rispettivo tenore, anche, forse, ridefinendone l’intitolazione, entro un differente ambito d’emozione personale che ne origina nuovamente l’identità contenutistica, nel legittimo slancio di una spontanea appropriazione.

Inseguendone i vari particolari, queste tele paiono assecondare un viaggio prossimo tra l’astratto e l’informale, dove, ai colori ed al vigore dell’incedere compositivo, è affidata la mappatura di un affascinante mondo ermetico ed intuitivo che pare, fra altri aspetti, volgersi con fiducia alla possibile ricognizione di quell’equilibrio a cui pare che si sia ricondotto anche il noto cantautore Battiato nella altrettanto famosa sua “Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente”.

 

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